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Il dramaturg

Introduzione di Teatro Aperto

Nei giorni 28, 29, 30 novembre 2003 si è svolta presso la Scuola d'arte drammatica Paolo Grassi la prima edizione del convegno-seminario Walkie-Talkie, organizzato e ideato da Teatro Aperto.
Teatro Aperto è una compagnia teatrale che ha la sua primaria vocazione per la produzione di spettacoli, una compagnia che lavora in teatro e in scena. Ed è proprio dal lavoro quotidiano, dalle articolazioni interne al gruppo, dalle discussioni, dagli incontri con i testi e con gli autori contemporanei e dalle relazioni che i testi intrattengono con la regia e con gli attori, che sono nati nel tempo una serie di questioni e il conseguente desiderio di approfondirle.
Teatro Aperto ha, dunque, progettato un'indagine pluriennale intorno al rapporto tra testo e scena, pensandola come articolata secondo fuochi specifici che annualmente possano approfondire un nodo di questo intricato e stimolante rapporto: far confrontare e scontrare diverse e altrettanto importanti scritture per il teatro, distillare materiali, pensieri, tensioni. Far sedere intorno a un tavolo chi scrive e chi mette in scena le parole. Far dialogare diverse generazioni. Viaggiare tra Italia ed Europa.
Walkie-Talkie è il nome scelto per queste iniziative. Un nome internazionale che comunichi al di là dei nostri confini. Un nome composto da due azioni molto concrete: «camminare» e «parlare». Un nome che parte da un «fare»: «[...] bisognerebbe scrivere come si cammina per strada. Si cammina, si scrive, si attraversa la città, è attraversata, finisce, il cammino continua, così si attraversa il tempo, una data, una giornata e poi è attraversata, finisce» (Marguerite Duras). Il nostro desiderio di indagare il rapporto tra testo e scena nasce, in consonanza con questa concretezza, da una pratica.
È inoltre l'occasione per approfondire una serie di rapporti. Abbiamo infatti pensato di coinvolgere degli esperti, persone con cui abbiamo avuto a vari livelli relazioni in questi anni, nell'idea che questi appuntamenti rappresentino per noi una sorta di autoformazione permanente.
L'indagine della prima edizione ha fatto luce sul delicato ruolo del dramaturg, figura di spicco del teatro europeo, link tra testo e attore, testo e regia, testo e spettatore.
Abbiamo invitato il dramaturg della Schaubühne di Berlino, Jens Hillje, a confrontarsi con alcuni dei più significativi tra i nostri registi, attori, drammaturghi, narratori, nella poliedricità dei loro ruoli e delle loro vocazioni.
Nel 2000 Renzo Martinelli, direttore artistico del gruppo, era stato a Berlino per intervistarlo in relazione a un'altra iniziativa che avevamo realizzato, sfociata anch'essa in una pubblicazione: Fare un teatro di guerra. Da questo confronto era nata l'idea di approfondire l'indagine intorno al ruolo che Jens riveste, il dramaturg appunto, una figura che in Germania è totalmente inserita nel sistema teatrale, con un suo statuto, una sua motivazione, un suo riconoscimento.
In Italia il rapporto con il testo si svolge su altri livelli e questo è il nodo che abbiamo inteso affrontare provocatoriamente. È un rapporto più complesso con articolazioni poliedriche molto interessanti, ma dove spesso il ruolo del dramaturg è svolto sotto mentite spoglie da altre persone, con altre funzioni.

Le giornate di lavoro si sono svolte con il coordinamento di tre attenti osservatori della realtà teatrale italiana: Renata Molinari, Oliviero Ponte di Pino e Massimo Navone, che sono intervenuti a partire dalle loro differenti e preziose competenze.
La giornata di venerdì, condotta da Renata Molinari (dramaturg italiana che ha lavorato con molti grandi registi, tra cui Thierry Salmon) è stata la più teorica. In un confronto serrato si sono da subito evidenziate le differenti caratteristiche delle culture tedesca e italiana e le conseguenti differenti accezioni del termine dramaturg e del suo ruolo.
Il dramaturg è centrale nella cultura tedesca e assume connotazioni insieme artistiche, gestionali, progettuali e politiche, mentre in Italia, pur esistendo, non trova riconoscimento nel sistema teatrale ufficiale. Il suo ruolo è insomma clandestino, spesso offuscato dallo strapotere del regista che assume su di sé differenti ruoli. Quella del «dramaturg straniero» è una definizione coniata dal professor Claudio Meldolesi, docente al Dams di Bologna, che magistralmente ha cucito le riflessioni delle tre giornate e ha spesso lanciato vere provocazioni intellettuali, insieme altamente pedagogiche e poetiche.
Jens Hillje ha parlato della sua esperienza sottolineando l'importanza del pubblico come punto di riferimento della politica teatrale tedesca, la costruttiva rivalità tra i teatri che puntano a eccellere nella varietà di proposte per il pubblico e, in questo panorama, la figura del dramaturg come guida artistica e politica della città.
Si è anche evidenziata la peculiarità della politica culturale tedesca, che vede istituzioni molto ricche che hanno la possibilità di finanziare progettualità culturali con un ampio respiro e che permette un normale ricambio generazionale: a soli trentacinque anni, Hillje è il codirettore della Schaubühne di Berlino. In Italia una simile situazione è impensabile.
La giornata di sabato, coordinata da Oliviero Ponte di Pino (studioso di teatro e critico, oltre che direttore editoriale presso Garzanti), è stata caratterizzata da un fitto confronto tra grandi artisti, quali Enzo Moscato, Antonio Tarantino, Marco Martinelli, Ferdinando Bruni, che hanno parlato del loro rapporto con il testo proprio a partire dalla loro esperienza di teatranti a tutto tondo, al contempo autori, registi e attori. Grazie alle domande del pubblico si è approfondito il confronto di esperienze con artisti di fama internazionale.
La domenica è stata la giornata più pedagogica e interattiva, non a caso coordinata da Massimo Navone, direttore della Scuola Paolo Grassi con cui Teatro Aperto ha cominciato una proficua collaborazione a partire proprio da questo evento. Si è analizzato il senso della proposta drammaturgica in una scuola, i desideri e i percorsi da intraprendere, le possibilità per i diplomati di inserirsi nel mondo del lavoro.
[...]


Premessa: Un convegno raccolto, da ricordare, e una «premessa a posteriori» sul rapporto con la regia
di Claudio Meldolesi

L'ossimoro del titolo vale anche per il testo seguente, dato che esso, pur corrispondendo ancora all'introduzione del convegno, si è arricchito al contatto dei lavori divenendo nella sostanza la premessa degli atti.
Anche nei dintorni della vita teatrale si danno belle sorprese, motu proprio, per l'incontro di abilità e interessamenti non comuni; ma l'esito di cui parliamo è stato ancora più sorprendente, trattandosi di un convegno teatrale: un tipo di iniziativa che siamo stati abituati a supporre interessante solo al di là della sua «forma»: per l'eccezionalità degli ospiti e/o del tema trattato. Di fatto, questi lavori milanesi prevedevano solo pochi ospiti straordinari, come Moscato o il giovane dramaturg Hillje, succeduto a Sturm nel sistema direttivo della Schaubühne di Berlino; mentre il tema non lasciava ben sperare riguardando, appunto, la dramaturgie: una pratica ignota ai non specialisti, di cui in Italia non si è mai riusciti a discutere tranquillamente, avendo sempre indotto a preventive, belligeranti contrapposizioni. È possibile che sui margini il nuovo millennio non sia degenerativo.
Agli inizi erano il gruppo Teatro Aperto, di cui si parla bene nell'ambiente, ma che pochi conoscono fuori Milano, e gli studenti a esso legati che animano attualmente la vita della Civica scuola Paolo Grassi: la scuola di teatro nostra ospite, che ha saputo conservare nel tempo il gusto nello scambio pedagogico dal vivo. Unica è oggi questa istituzione nel corrispondente panorama nazionale; sicché qui, con la stessa acutezza con cui gli allievi sono messi in rapporto con insegnanti diversi tra loro, perché ciascuno scopra tra essi il suo elettivo, la docente di drammaturgia non ha preso la testa dell'iniziativa. Ma le ha fornito contatti selezionati e qualche consiglio, dopo che davvero «aperto» si era rivelato l'orizzonte dei promotori. E non a caso, questo orientamento pedagogico risale a Lessing, il dramaturg fondatore.
[...]

 
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