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La gioia della scena 

«www.drammaturgia.it», 2003

La gioia della scena. Diari, lettere, appunti di lavoro
 
di Siro Ferrone
 
Nel 1984 Fausto Malcovati pubblicò, in una collezione diretta da Fabrizio Cruciani, con la traduzione italiana di Francesca Gori e Monica Guerrini, un bel libro che raccoglieva scritti sparsi di Evgenij Vachtangov: delle tre edizioni russe (1939, 1959, 1984) la versione italiana aveva scelto di seguire quella del '59.
Adesso una giovane e brillante casa editrice che abbiamo già avuto occasione di menzionare (C. Guzman, Sculture che danzano. Società, teatro, arte nell'India antica / M. Casari, La verità dello specchio. Cento giorni di teatro No... / Jean Epstein, Alcol e cinema) propone di quella ormai esaurita edizione una più ridotta antologia che, accompagnata da una breve cronologia e da un sintetico dizionario dei protagonisti di quella superba stagione teatrale, consente in poche pagine di raccogliere la parte più viva del messaggio teatrale di questo grande artista scomparso all'età di soli trentanove anni dopo una vita combattuta per gli ideali della scena e contro il tormento di una inesorabile malattia.
Molte pagine sono segnate da un'esaltazione prodigiosa, da un volontarismo quasi militare e da una principio di responsabilità (etica e estetica) radicale. La tensione di molti suoi indirizzi ai compagni attori dei suoi "Studi" lascia interdetti per la propensione messianica e l'acuta vocazione ad un 'martirio' creativo. Una vita teatrale come quella vissuta da Vachtangov appare come un itinerario temibile e disumano, forse per questo eccezionale, ma non per questo a noi fraterno, anche se per questo degno di memoria. Alcune sue parole (scelte tra le tante) ricordano la follia perfezionistica del Padre Sergio tolstojano e un disumano integralismo religioso: "(…) se l'arte del teatro è per Voi la cosa più importante, riflettete: date a questa cosa tanto importante tutto ciò che è indispensabile affinché sia degna del posto che le concedete nella Vostra vita? Le cose importanti richiedono sempre molto. Le cose importanti richiedono sacrificio. In nome di ciò che è importante si sacrifica tutto il resto. Mettete da parte le cose importanti e Vi accorgerete che tutto ciò che le circondava, le comodità della vita, l'amore, i libri, gli amici, il mondo intero diventano inutili perché a quel punto ci si sente superflui" (p. 58). Un teatro così è l'esatto opposto di quello che io amo, ma merita il massimo rispetto e la più grande attenzione.

 
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