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«la Repubblica», edizione di Milano, domenica 20 maggio 2007

L´avventura dell´Odin nella storia di Roberta


di Anna Bandettini

Giovane ragazza, politicizzata e piena di sogni nella Milano anni Settanta, si innamora di un attore di Bergamo e finisce per diventare una delle attrici storiche di un gruppo ormai considerato una leggenda del teatro internazionale. Storia privata e storia artistica si intrecciano in «Tracce» di Roberta Carreri, appena arrivato in libreria (ed. Il Principe costante, 22 euro).
Roberta Carreri è l´unica milanese dell´Odin Teatret, il gruppo internazionale diretto da Eugenio Barba, con sede in Danimarca, che ha segnato la scena del Novecento col proprio alfabeto espressivo e l´idea di teatro come arte e scambio, impegno e dialogo tra culture. Di questa ricca e ancora attiva avventura di gruppo, Roberta Carreri ne è protagonista da più di 30 anni ricostruiti nel libro come romanzo di vita e pedagogia artistica, biografia e manuale di teatro che molto può dire ai giovani, attori e non. C´è l´apprendistato, quando Roberta Carreri rincorre l´Odin, si sottopone per mesi al training fisico del gruppo, quando si apposta a seguire il lavoro dei compagni, quando, ansiosa, prefigura di mollare tutto e tornare a casa; e c´è la consapevolezza quando il teatro diventa scoperta, invenzione, ricchezza. C´è soprattutto il valore della trasmissione dell´esperienza artistica, quella cosa che è tecnica e identità personale, algido esercizio e emozione, che sola permette all´attore di liberarsi, cioè di scomparire. Completano il libro la postfazione di Ferdinando Taviani, utili illustrazioni degli esercizi fisici e la consueta cura dei libri di questa piccola e preziosa casa editrice che è Il Principe costante.


«Corriere della Sera», edizione di Milano, domenica 20 maggio 2007

La milanese Roberta Carreri: «I miei anni all' Odin Teatret»

di Claudia Cannella

È l' ultima fatica di una piccola e coraggiosa casa editrice, Il principe costante. «Tracce. Training e storia di un' attrice dell' Odin Teatret» (pagg. 218, euro 22) ripercorre, attraverso l' esperienza di Roberta Carreri (nella foto), momenti di vita e di lavoro all' interno dell' Odin Teatret, fondato nel 1964 a Oslo (ma dal 1966 di stanza a Holstebro, in Danimarca) da Eugenio Barba sull' onda degli insegnamenti grotowskiani. «Tracce» non è un saggio di storia del teatro, né un diario, né un manuale di lavoro, ma tutte e tre le cose insieme. Inizia nel 1973 quando l' autrice, ventenne studentessa milanese, assiste allo spettacolo dell' Odin «La casa del padre». È una folgorazione, l' anno dopo decide di trasferirsi a Holstebro e lì rimane, diventando una delle colonne portanti del gruppo. Nel fascinoso volume, ricco di notizie biografiche, indicazioni tecniche, riflessioni personali, e di una splendida documentazione fotografica, l' attrice-autrice rivive le tappe principali del suo percorso, dal teatro di strada alla scoperta delle tradizioni performative asiatiche, dall' attività pedagogica alla costruzione del personaggio e di spettacoli come «Judith» e «Sale».


«la Repubblica», inserto «TuttoMilano», giovedì 24 maggio 2007

Carreri attrice dell’Odin

di Franco Quadri

Ci sono molti modi di fare teatro, ma chi decide di farlo con Eugenio Barba, all’Odin Teatret, sa che, se riuscirà a venire accettato, dovrà cambiare completamente la sua vita e concedersi a una vocazione totalizzante di studio e di creatività, dalla sede danese a un eterno vagare tra i continenti, senza mai smettere né di imparare né di insegnare, vivendo vite sempre nuove non solo sulle scene. Ed è bello poterle anche raccontare, queste vite, come ora fa, dopo oltre trent’anni di esperienze, già diventate anche materia per uno spettacolo, Roberta Carreri, una ragazza del Mantovano che studiava a Milano quando La casa del padre di Barba la folgorò. Ora in Tracce, training e storia di un’attrice dell’Odin Teatret, il principe costante editore, i caratteri di una avvincente storia personale si completano con i dati essenziali del suo teatro, in particolare per quanto riguarda il training. E la lezione di vita sconfina in un approccio da manuale alla tecnica barbiana.


Da «il Suggeritore» (bollettino elettronico di Teatri di Vita, www.teatridivita.it), n. 66 (giugno 2007)

Trent’anni di teatro

di Stefano Casi

Un'autobiografia d'attrice è quella che troviamo in Roberta Carreri, Tracce. Training e storia di un'attrice dell'Odin Teatret (Il Principe Costante; pp. 220; euro 22; info: www.principecostante.it). Il libro prende il via dalla dimostrazione di lavoro Orme sulla neve che Roberta Carreri ha presentato in diversi contesti per raccontare la sua storia dentro l'Odin. Storia che inizia nel 1973, quando la visione di La casa del padre di Eugenio Barba arriva a Roberta come una folgorazione. Da qui inizia un percorso esistenziale e professionale che la porta ad aggregarsi al gruppo, a cominciare dalle faticose sessioni di training, durante le quali scopre un modo diverso di interpretare il proprio corpo e di renderlo strumento teatrale. Il libro si presenta così come uno strano e suggestivo impasto fra ricostruzione autobiografica e elementi di una pedagogia teatrale, come del resto le stesse foto scelte alludono, alternando immagini 'personali' a classiche pose in tuta dimostrative dei vari esercizi.
E' anche un modo diverso per ripercorrere la storia di uno dei gruppi più longevi del teatro di ricerca, attraversando gli spettacoli degli ultimi trent'anni dallo sguardo, sempre incantato ma sempre concreto, di una delle sue attrici più intense. A cominciare dal primo spettacolo di strada negli anni settanta, quando un passaggio acrobatico particolarmente delicato si è trasformato in un brutto incidente causando un danno irreversibile alla colonna vertebrale. Senza che questo impedisse però a Roberta di continuare il training e di maturare da allora una profondità d'attrice che l'avrebbe portata a spettacoli come Vieni! E il giorno sarà nostro, Ceneri di Brecht o l'assolo Judith. Una lettera dello stesso Barba introduce, in linguaggio classicamente 'barbiano', il libro.

 

Da Il Patalogo 2007, sezione “Libri”

a cura di Roberto Agostini

Nel 1973, quando sulla personale “via per Damasco” – la strada che conduce a Bergamo Alta, nella cittadella del Rinascimento dove l’Odin Teatret recita per pochi spettatori ospite del Teatro Tascabile del compianto Renzo Vescovi – va incontro al proprio destino, Roberta Carreri è una ventenne studentessa di lettere e filosofia alla Statale di Milano epicentro dei collettivi operaisti che frequenta. Suo insegnante e mentore, è Vescovi a procurarle l’occasione. Anche il titolo dello spettacolo (La casa del padre) da cui Roberta avvia la sua conversione al teatro suona significativo in questo crocevia di simboli. Infatti, passato un anno e trasferitasi a Holstebro, eccola da allora presenza fissa nel gruppo di Eugenio Barba nonché interprete di speciale assolo (Judith, Sale) e fino a oggi ambasciatrice dei principi di quel teatro gestuale in cui la tecnica è al servizio della vita. E del severo training quotidiano ha dato dimostrazione in Orme sulla neve, una creazione a fini didattici del 1988. Dalle “orme” alle “tracce” ha ora messo in pagina, con le parole del vissuto, la sua biografia professionale, spia di quel movimento collettivo che nel secolo della morte dell’ideologia ha sospinto l’onda lunga di una pedagogia utopistica, un’adesione a un comunismo disadorno e povero di gruppo. Il corredo fotografico del volume è importante per scandire le tappe dall’azione di strada alla performance dimostrativa, con seminari e viaggi in mezzo mondo. Le immagini comunicano inoltre la parte invisibile del lavoro dell’attrice, quel “pensiero in azione” svolto nell’improvvisazione (Nel giardino del re) oppure nello studio delle danze ieratiche orientali. Talvolta le esemplificazioni fotografiche sfiorano il virtuosismo come la “segmentazione” (“muovo una sola giuntura alla volta, lasciando il resto del corpo immobile”; “la parte superiore del corpo estroversa e quella inferiore introversa”) o come quando l’attrice sa essere contemporaneamente “il soggetto e l’oggetto dell’azione”. Ma poi pensiamo che il corpo all’Odin, come in consimili teatri-bottega dove l’allievo può diventare a sua volta maestro, è il veicolo per una partitura di stimoli e immagini. Una scrittura cercata al limite delle possibilità, proprio per uscire dalla routine quotidiana indicando altri universi. 

 
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